Perché è importante dare la parola ai popoli indigeni

di Roberto Carrasco, OMI

La partecipazione è una chiave fondamentale per capire di che cosa tratta il Sinodo in Amazzonia. È un camminare insieme, ma ascoltandoci

Con la pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’ nel 2015, la Chiesa ha sfidato tutti coloro che hanno a cuore la cura della Casa Comune. Con questa enciclica, infatti, Papa Francesco si è rivolto, per cominciare un percorso insieme alla ricerca di nuove strade, non solo alla Chiesa, ma a tutti: Stati, governanti, organizzazioni sociali… E anche a tutta la popolazione che abita la Panamazzonia.

Era domenica 15 ottobre 2017, quando Papa Francesco ha detto: «Accogliendo il desiderio di alcune Conferenze Episcopali dell’America Latina, nonché la voce di diversi Pastori e fedeli di altre parti del mondo, ho deciso di convocare un’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, che avrà luogo a Roma nel mese di ottobre 2019. Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta».

MA, COS’È UN SINODO?

Sinodo significa camminare insieme. In questo caso si tratta di ascoltare i popoli indigeni e tutte le comunità che vivono in Amazzonia. Allora saranno loro che diventeranno protagonisti.

Nel viaggio apostolico in Perù, il 19 gennaio 2018, nel Coliseo Madre de Dios a Puerto Maldonado, Papa Francesco ha incontrato i popoli dell’Amazzonia e ha sottolineato che: «la Chiesa non è aliena dalla vostra problematica e dalla vostra vita, non vuole essere estranea al vostro modo di vivere e di organizzarvi. Abbiamo bisogno che i popoli originari plasmino culturalmente le Chiese locali amazzoniche».

L’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica,”Amazzonia: nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale”, avrà luogo a Roma dal 6 al 27 di ottobre 2019.

LA FASE PREPARATORIA

La Chiesa sta ripensando la sua presenza nell’Amazzonia. La fase preparatoria è svolta attraverso le Assemblee territoriali, che hanno avuto un ruolo importantissimo, anche in vista della stesura del documento finale. Le Assemblee, infatti, sono uno spazio non soltanto di consultazione, ma anche di partecipazione. Uno spazio di dialogo, di costruzione collettiva. Uno spazio che ha la finalità ascoltare quante più voci possibili, ma con un obiettivo orientato all’aspetto propriamente ecclesiale, integrando però l’ambiente, il sociale, la cultura, l’economia e la politica, coerentemente con l’approccio dell’ecologia integrale.

LA PARTECIPAZIONE DEI POPOLI INDIGENI

Uno degli aspetti importanti di questo sinodo è la participazione dei popoli indigeni. Mauricio López, segretario esecutivo della Rete Ecclesiale Panamazzonica (Repam), sottolinea che nel processo di preparazione, «la realtà ci ha superato a causa della grande speranza che il Sinodo ha generato, a causa della grande urgenza che questo Sinodo sia di tutti. Stiamo parlando di 260 momenti di ascolto in tutto il territorio panamazzonico. Circa 60 assemblee, che hanno coinvolto grandi gruppi – da 60 a 200 persone – popolazioni indigene, organizzazioni locali, popoli contadini e membri della Chiesa, a volte riunendi due o tre giurisdizioni ecclesiastiche e discutendo di tutto ciò che riguardava il Sinodo. Abbiamo avuto 25 forum tematici, cioè riflessioni specializzate, focalizzate, con una visione pan-amazzonica, che è la grande intuizione che muove la Repam: guardare il territorio come luogo teologico, come luogo sociologico. Forum come: Vita Consacrata in Amazzonia, Diritti Umani, Popoli Indigeni, Popoli nell’isolamento volontario, Università in Amazzonia. E infine, circa 180 dibattiti”. Insomma, “stiamo parlando in totale di 87 mila persone, più o meno, che hanno partecipato”, ha detto López.

Da parte sua, l’ultima settimana di febraio, il cardinale brasiliano Claudio Hummes ha evidenziato l’importanza di questo Sinodo: «Nella Chiesa dobbiamo camminare uniti, come amici e fratelli, rispettando le nostre diversità. Valorizzare tutte le culture – non solo quella occidentale, ma anche quelle degli indigeni dell’Amazzonia – non è una minaccia all’unità della Chiesa, ma la arricchisce, perché una sola cultura non può esaurire e rappresentare la ricchezza del Vangelo», ha detto il presidente della Repam. Parole che ci danno l’idea che la direzione della Chiesa dal volto Amazzonico vuole camminare.

Richard Rubio Condo – presidente della federazione FECONAMNCUA – río Napo – Peru dal 2010 al 2016

Il grido della Chiesa Amazzonica va ascoltato

Intervista al Cardinal Hummes, in occasione del seminario “Nuovi cammini per una Chiesa dal volto amazzonico”, organizzato dalla Salesiana.

Il primo giorno, giovedì 7 marzo, l’intervento del Card. Cláudio Hummes, francescano, presidente della Repam, ha sottolineato che l’obiettivo del Sinodo è l’ascolto del grido della Chiesa Amazzonica. Il cardinal Hummes ha messo in risalto che «noi dobbiamo andare lì ed ascoltare, lasciarli parlare. Sono loro (i popoli indígeni) chi devono dirci quali sono i loro sogni e desideri, come sono anche le loro grandi sofferenze, qual’è la loro storia che viene massacrata e qual’è la storia di questa regione grande chiamata Panamazzonia». 

Il presidente della Repam ha spiegato l’importanza che la Chiesa non lasci perdere l’Amazzonia: «la Chiesa deve avere il coraggio di trovare nuovi cammini, deve avere il coraggio di assumere un volto amazzonico, deve avere il coraggio di formare un clero autoctono, un clero indigeno, che possa afarsi carico di queste comunità».

Alla fine, il Cardinal Hummes ha fatto appello a tutte le Università Salesiane: «Penso che sia necessario che i salesiani e le loro Università si aprano un poco di più verso l’esterno, che non siano solo un circolo chiuso ed astratto, che prende cura delle cose scentifiche ed si occupa d’un livello alto, mentre la realtà si trova lì sotto. I salesiani sono missionari per natura, devono avere un’apertura disinteressata, non solo per studiare su base scientifica, filosofica oppure teologica – che pure sono importanti – ma anche per partecipare e fare participare gli studenti ancora più vivamente. Non basta, come si fa a scuola, prendere note o scrivere alcune tesi: occorre veramente fare quel proceso di andare, ascoltare, convivere un po’».

Il video è a questo link: Card. Clàudio Hummes – EL GRITO DE LA IGLESIA AMAZÓNICA

Card. Hummes in dialogo con il decano di Teologia dell’UPS – Roma

L’Amazzonia e l’Occidente che si crede Dio

di Roberto Carrasco, OMI

Oggi l’«opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture» passa anche attraverso il Sinodo per l’Amazzonia

È passato già un anno dal quel viaggio apostolico in Perù (gennaio 2018) in cui Papa Francesco ha incontrato i popoli dell’Amazzonia a Puerto Maldonado.

Mentre Bergoglio diceva loro che «la Chiesa non vuole essere estranea al vostro modo di vivere», l’Italia e il resto del mondo hanno già dimenticato quell’incontro eccezionale. Il Papa latinaomericano ha sottolineato che è «imprescindibile compiere sforzi per dar vita a spazi istituzionali di rispetto, riconoscimento e dialogo con i popoli nativi; assumendo e riscattando cultura, lingua, tradizioni, diritti e spiritualità che sono loro propri». Ma cosa significa? Che tipo di messaggi stano arrivando alla Chiesa qui, in questa parte del pianeta? Chi sono i cosidetti popoli indigeni dell’Amazzonia?

Una volta, una giornalista dell’Ecuador, Milagros Aguirre, ha fatto un’intervista a un vecchio missionario nell’Amazzonia. Ricordando la sua prima esperenza tra i popoli indigeni e meticci nell’Amazzonia peruviana, lui ha raccontato: «…Il meticcio si crede superiore all’indigeno, lo disprezza e gli sottrae valore, crede di avere il diritto di “civilizare” l’indio, d’imporre la sua maniera di vedere il mondo riguardo il progresso o lo sviluppo. Non concepisco quell’affano omogeneizzante di un Occidente che vuole tutti protetti dalle sue leggi, norme o religioni e che si impone sui più piccoli, sui deboli, sui differenti, sulle minoranze; è come se l’Occidente si credesse un Dio, capace di modellare a sua immagine e somiglianza tutti gli esseri umani. Semplicemente, ormai non capisco il mondo occidentale». Erano le parole di Marcos Mercier, un francescano canadese che ha abitato con il popolo kichwa del Napo più o meno 35 anni della sua vita, fino alla morte.

Padre Mercier ha anche ricordato alla giornalista l’immagine delle «prime tribù amazzoniche, che venuti in contatto con i conquistatori spagnoli, dopo avere resistito alle invasioni nel 1538 e 1541, vennero “pacificati”, divisi in varie commende e ridotti in schiavitù». Ma dopo cinque secoli un Papa ha detto loro: «Sono voluto venire a visitarvi e ascoltarvi, per stare insieme nel cuore della Chiesa, unirci alle vostre sfide e con voi riaffermare un’opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture». Immaginate che festa! C’erano lì circa 4mila rappresentanti delle tribù indigene amazzoniche, che ascoltavano queste parole di speranza.

Oggi l’«opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture» passa anche attraverso il Sinodo per l’Amazzonia che Papa Francesco ha convocato per quest’anno 2019. Un Sinodo speciale che vuole ascoltare, che rappresenta una sfida per tutta la Chiesa, non soltanto per i contenuti di cui discuteranno i vescovi insieme a Papa Francesco, ma per tutte le proposte che porteranno con sé ognuno di quelli che saranno qui a Roma, tra pochi mesi.

BRASILE: Gli esperti ci hanno avvertito prima dell’elezioni

Lettera aperta

Brasile, 16 ottobre 2019

Il futuro dell’Amazonia passa per elezioni

Senza l’Amazonia non esisterebbe il Brasile tale quale lo conosciamo. Quattro sono i servizi che il bioma dispensa agli abitanti dell’Amazonia, al Brasile e a tutto quanto il pianeta.

1° – Il ciclo delle acque. Oggi, restando al sapere scientifico sviluppato, sono i fiumi volanti provenienti dall’Amazonia a portare la pioggia su tutto il territorio brasiliano, raggiungendo persino Uruguai, Argentina e Paraguai. Senza la foresta a nutrire l’atmosfera con l’acqua, tali fiumi non si formano. Una semplice Samaúma, un immenso albero dell’Amazonia, inietta nell’atmosfera all’incirca mille litri di acqua al giorno. Per cui, senza l’Amazonia il sud e il sud est del Brasile, dove si concentrano 70% delle ricchezze di Latinoamerica, si trasformerebbero in un deserto.

2° – Il ciclo del carbono. Ogni albero corrisponde a tonnellate di carbono accumulato nella sua struttura. Quando uno solo albero viene bruciato o entra in processo di decomposizione, il carbono è liberato in forma di gas e va ad aggravare il riscaldamento globale, il che contribuisce per il cambio climatico in tutto il pianeta.

3° – L’enorme diversità. Ogni m2 dell’Amazonia ha più biodiversità che qualsiasi altra area al mondo. Da lì provengono svariati alimenti tali l’açaí, cupuaçu, castagne, ortaggi di diversi tipi, radici etc, oltre a diversi farmaci, essenze, cosmetici, olei e un’enormità incalcolabile di ricchezze che solo la natura ci può offrire. Cambiare tale ricchezza con l’allevamento di mucche, l’esplorazione di mineri e qualche tonnellate di soja sembra alquanto insano. Insanità che può diventare reale nel caso in cui venga eletto uno dei candidati.

4° – Le popolazioni originarie. In Amazonia restano tuttora diversi popoli originari sopravvissuti al grande genocidio si abbattè in passato e si abbatte ancor oggi su di loro. Sono stati loro a preservare il quanto di ricchezze naturali ne abbiamo in Amazonia, la sua biodiversità, oltre a dimostrarci che è possibile vivere nell’Amazonia senza devastarla. Papa Francesco insiste in ascoltare queste popolazioni originarie nel Sinodo Panamazonico del 2019 a Roma. Dunque la distruzione della foresta è anche il colpo di misericordia nel cuore delle nostre popolazioni indigene rimanenti. Allertiamo sulle proposte contrarie alla vita e che interessano direttamente i popoli originari.

Siamo contrari a qualsiasi proposta che provochi la chiusura degli enti pubblici che difendono i diritti e sono a servizio della vita e del pianeta (Ministero dell’Ambiente e gli organi di controllo come l’IBAMA e l’ICMBIO), concessioni di lavori senza il dovuto permesso in materia ambientale, insomma, una lista infinita di aggressioni all’ambiente e ai popoli, le quali possono diventare reali.

A rischio è tutta questa ricchezza fondamentale: o la preserviamo o mandiamo in rovina ciò che ne resta. Tutti i servizi che l’Amazonia ci dispensa sono naturali e le ricerche su di essi sono di carattere scientifico, ma una decisione politica potrebbe annullare tutto che la natura ci offre nella sua infinita generosità.

Il futuro dell’Amazonia passa per il voto nelle elezioni del 2018.

Firmano:

Daniel Seidel – Membro della Commissione Brasiliana Giustizia e Pace, assessore della REPAM-Brasile.

Francisco Andrade de Lima – Assessore della REPAM-Brasile.

Marcia Maria de Oliveira – Assessore della REPAM-Brasile e della Caritas Brasiliana; Professoressa all’Università Federale di Roraima/UFRR.

Moema Miranda – Rete Chiese e Minerazione; Servizio Interfrancescano di Giustizia e Pace ed Ecologia (Sinfrajupe); Assessore della REPAM-Brasile.

  1. Ari Antônio dos Reis – Assessore della REPAM-Brasile; Coordinatore del curso di Teologia da Facoltà di Teologia e Scienze Umane – “Itepa Faculdades”.
  2. Dário Bossi – Missionario Comboniano; Rete di Chiese e Minerazione; Assessore della REPAM-Brasile.
  3. Ricardo Castro – Direttore dell’Istituto di Teologia Pastorale ed “Ensino Superior” dell’ Amazonia – ITEPES; Professore di filosofia alla Facoltà Salesiana Don Bosco – Manaus; Assessore della REPAM-Brasile.

Roberto Malvezzi – Filosofo; Teologo; Scienze sociali; Scrittore; Compositor; Assessore della REPAM.

Riferimenti

NOBRE, Antônio. Os rios voadores. https://www.youtube.com/watch?v=34Y93Ar4tCA. Acesso em 15/10/18

_______. A Máquina de fazer água. https://www.youtube.com/watch?v=HqAvP_hpzTA. Acesso em 15/10/18

CNBB. Campanha da Fraternidade de 2017: Os Biomas Brasileiros e Defesa da Vida. Ed. CNBB. Brasília. 2017.

(Fonte: REPAM)

HELICOPTERO

(Tradotto per Leonardo Rosas)