Ri- Leggendo Paulo Freire: “La pedagogia degli oppressi”

di Roberto Carrasco, OMI

Facendo uso del mio ruolo di comunicatore, e per collegare il tema dell’educazione progressiva, vorrey condividere parte di una Intervista che si trova nel sito web http://paulofreire.it/node/112 [L’Attualita’ di Paulo Freire. Intervista a Moacir Gadotti].

Questo è un tema che mi piace  di più  per questa raggione vorrei presentare questo riasunto che puoi aiudarti nella comprensione:

  • Una costante del suo pensiero è la dimensione etica, il suo  IMPEGNO CON I ‘CONDANNATI DELLA TERRA’, CON ‘ESCLUSI’.
  • Fu capace di dar forma nella sua filosofia dell’educazione ad un quadro teorico fondato su quattro intuizioni originali: l’enfasi sulle CONDIZIONI GNOSEOLOGICHE DELL’ATTO EDUCATIVO; la DIFESA DELL’EDUCAZIONE COME ATTO DIALOGICO; la NOZIONE DI SCIENZA APERTA ALLE NECESSITÀ POPOLARI; la PROGETTAZIONE COMUNITARIA E PARTICIPATIVA “.
  • Cominciò quindi a studiare e ad AVVICINARSI AL LINGUAGGIO POPOLARE e riuscì a sviluppare una metodologia che gli consentisse di rivolgersi agli adulti in quanto tali, smettendo di trattarli in classe da bambini, come era ancora pratica comune negli anni ’50.
  • CON UN APPROCCIO PSICO-SOCIALE in grado di trasformare rapidamente GLI ADULTI CONSAPEVOLI DELLE RAGIONI DELLA POVERTÀ. Parte dalla constatazione che un analfabeta che non conosca le ragioni del suo analfabetismo, anche se comincia ad acquisire nozioni, ritornerà all’analfabetismo: per questo l’educazione è anche educazione politica.
  • La Pedagogia degli oppressi continua ad essere valida non solo perché nel mondo continua ad esserci oppressione, ma anche perché risponde a necessità fondamentali dell’educazione odierna. La scuola ed i sistemi educativi si trovano ad affrontare nuove e grandi sfide nel contesto di una ‘generalizzazione dell’informazione’ in una società da molti chiamata ‘delle conoscenze’ e che io preferisco chiamare SOCIETÀ ‘CHE APPRENDE’ O ‘DELL’APPRENDIMENTO’. Le città stesse divengono educatrici e in apprendimento, moltiplicando i propri spazi formativi. La scuola, in questo nuovo contesto impregnato di conoscenze non può limitarsi ad essere uno spazio formativo qualsiasi fra altri spazi formativi. E’ necessario che si trasformi in spazio capace di organizzare i molteplici spazi formativi, agendo in modo più formativo e meno informativo. Deve diventare un ‘CIRCOLO DI CULTURA’, come diceva Paulo Freire, capace di gestire conoscenze sociali, più che dispensatrice di lezioni.
  • Quello di Paulo Freire è un metodo attento alle pratiche: cominciamo a PARTIRE DALLA CURIOSITÀ, ricercando per fare e quindi sistematizzare; dopo questa lettura del mondo, entriamo POI in una seconda fase di IDENTIFICAZIONE E ANALISI  delle parole generatrici: la ricerca va condivisa ed è per questo che L’EDUCAZIONE SI IDENTIFICA CON IL DIALOGO ; entrambe queste fasi sono preparatorie ad una terza fase di azione: APPLICANDO LE NUOVE CONOSCENZE AL MONDO SI RENDE POSSIBILE LA SUA TRASFORMAZIONE“.

NOTA: [Quello  che è in grassetto e maiuscola ricordarà a fare pensare i principali idee dal testo]

 

Autor: El Trochero

Sono Roberto Carrasco, OMI. Ho lavorato come Missionario tra i popoli indigeni nell'Amazzonia peruviana. Faccio il giornalista. Mi piace scrivere e condividere dell'esperienze e riflessione in questo blog www.eltrochero.com/ (spagnolo) e robertocrblog.com/ (italiano). Possiamo parlare sull'interculturalità come una grande sfida, oggi?

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