Pedagogia interculturale. Una roposta peruviana che nasce tra indigeni 40 anni fa

di Roberto Carrasco, OMI

PROYECTO RECREARTE – MISIÓN SANTA CLOTILDE – RÍO NAPO – PERÚ

Quando ho sentito nella lezione che se parlava dell’analisi della domanda educativa, no posso lasciare di pensare nella esperienza nella Amazonia. Sono convinto che quella mi ha aiutato moltissimo nella mia vita. Ricordo un incontro di Pastorale Indigena Nazionale otto anni fa. Là si trovavano tutti i missionari che venivano da diversi parti della Amazonia. In questo momento ho conosciuto al P. Luis Bola, SDB – un salesiano che ha visuto con indigeni dell’etnia shuar – Ascoltare no soltanto a ogni missionario, anche agli anziani che rappresentavano la loro cultura e gruppo etnico. Questi giorni erano come stare nella Università ascoltando cattedra di loro.

PARLANDO DI UN’ANALISI DEI BISOGNI EDUCATIVI:

Oggi mi faccio questa domanda: Quale sarebbe il quadro di riferimento ideale davanti a una comunità indigena, oppure con una cultura diversa?

La domanda educativa essiste, bensi il governo di solito no prende cura di questa realtà. Poichè la prattica dice che non c’è la volontà politica per svilupare questi popolazioni… Magari perche è meglio che l’indigena rimanga senza educazione, dimenticando un principio fundamentale che loro sono cittadini peruviani. Vorrei condividere la esperienza detta per un partipante di quell’incontro:

p1010030“Quando ero là, gli anziani specialmente, ci raccontavano che i professori meticci, venuti da Iquitos (cità capitale della regione Loreto-Perù), non insegnavano niente e  che, inoltre, non rispettavano la loro cultura ed abitudini e che imponevano terribili punizione. Gli insegnanti meticci avevano fatto sfregare con sabbia il viso di una bambina fino a farla, sanguinare per far sparire le pitture che aveva sul viso! Punirono anche un ragazzo  solamente perchè non volle giocare a pallone: lo misero in un bidone con acqua e lo tennero il per due ore, dopo presero del mais e lo facero rimanere  inginocchiato sul grano per altre due ore in piu!

Quelli che venivano da fuori, non facevano altro che distruggere la loro cultura, insegnando solo castigliano, insegnando la cultura occidentale, volevano “farli diventare bianchi”.

L’unica via di uscita a tutto quel disastro era formare maestri nelle propie comunità, ma partendo dalla realtà e dalle necessità delle gente”.

 

PARLANDO DI PROGETTAZZIONE DELL’AZIONE EDUCATIVA E SOLUZIONE DI PROBLEMI:

Mi faccio la domanda come loro si hanno fatto prima: Come faremo quello, dicevano gli anziani?

La sfida era grande, forze la paura era di più: “Cosicchè mani all’opera! Appena arrivati ad Iquitos, decidiamo – dicevano P. Juan Marcos Mercier e il wainaru (parola in kichwa che significa “capo”) della Organizazione Indigena (dove si incontrano ogni Apu di ogni comunità) –  di intraprendere il compito di formazione di maestri nativi ed elaboriamo il Progetto di educazione Bilingue dal Alto Napo (PEBIAN) che presentiamo al Ministero di Educazione di Iquitos.

Il progetto fu approvato agli inizi del 1975 e a febbraio dello stesso anno iniziamo la formazioni di maestri per la scuole delle sponde del fiume”.

Sarebbe interesante risaltare che questa prima proposta inizia nel Perù, anche nella America dall Sud, l’EBI, la cosidetta – Educazione Bilingue Interculturale –

P1030254.JPGContinua la storia: “Tutto si fece sula marcia e partendo dalla realtà e dalle necessità della gente. I giovani napuruna (in kichwa, NAPU è il nome del fiume; e RUNA significa oumo), scelti dalle loro comunità che accorserò al 1° Corso di Formazione, avevano frequentato soltanto la Primaria o Scuole Elementari, benché alcuni sapessero appena leggere. La cosa urgente era prepararli er far trasmettere agli altri il poco che sapevano”.

Vorrei fermarmi qui perche la storia è veramente merevigliosa. Io lentamente ho cominciato a capire in messo da loro come il PEBIAN che nasce con un lavoro molto empegantivo di un missionario percorriendo a piedi e anche viaggiando in peque peque (picola barca di legno), il tema è che quella urgenza e bisogno comincia dentro della propria comunità che ha saputo comunicare la sua preocupazione. LA COMUNICAZIONE SVILUPA LA VITA DEI MEMBRI DELLA COMUNITÀ.

J. Bruner ricorda “come la mente umana cresce e viene strutturandosi all’interno di una comunità culturale interagendo con le forme simboliche che essa esprime”. Così, quando si “prende coscienza attenta di questa realtà è una componente essenziale dell’analisi della situazione problematica di partenza”.

Mi piace raccontare questa storia perche mi aiuta a capire lo importante che sono i valori dentro d’una comunità. Il ruolo della famiglia, del apu (CAPO della comunità) formano questo sistema di convinzioni, credenze, costumi e pratiche sociale nella crescita non soltanto di un popolo, anche di  una nazione, come è la NAZIONE NAPURUNA.

Autor: El Trochero

Sono Roberto Carrasco, OMI. Ho lavorato come Missionario tra i popoli indigeni nell'Amazzonia peruviana. Faccio il giornalista. Mi piace scrivere e condividere dell'esperienze e riflessione in questo blog www.eltrochero.com/ (spagnolo) e robertocrblog.com/ (italiano). Possiamo parlare sull'interculturalità come una grande sfida, oggi?

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